Il titolo, lo diciamo subito, ben si presta per una duplice interpretazione. Partiamo da quella più immateriale. Lo sappiamo e lo ribadiamo, quello outdoor è un mondo fondato – o almeno dovrebbe esserlo – su valori profondi e autentici: abnegazione, rispetto, sensibilità per le persone e la natura. Potremmo elencarne molti altri. Il secondo significato è quello materiale, sul quale c’è molto da dire. Già, perché quello del “costo” del prodotto è uno dei temi più caldi per il mercato outdoor (e non solo). Insieme ad altri ambiti per forza di cose collegati, come la supply chain e il nodo dei trasporti. Proprio su questo numero affrontiamo questi argomenti sotto differenti e complementari punti di vista. Da sottolineare l’approfondimento (dal titolo volutamente beffardo-provocatorio) sui trasporti via mare e sulle eventuali alternative, come quella del trasporto su rotaia (vedi pagine 14-15).
Se analizziamo i dati, l’aumento dei costi relativi ai noli mare ha visto un importante incremento nel periodo pandemico: si è passati dai 1.500$ a container (da 40 piedi) di gennaio 2019, ai 2.500$ di luglio 2020, sino al picco di oltre 10.500$ di ottobre 2021. Lo scenario che sembrava in via di miglioramento lo scorso dicembre con il raggiungimento dei 9.000$, a causa della crisi Russia-Ucraina è tornato ad acuirsi, portando nuovamente i prezzi dei container a sfiorare i 10.000$. La situazione relativa alla tratta Far East – Europa è ancor più delicata in quanto, nel gennaio di quest’anno i prezzi dei container da 40 piedi hanno sfiorato i 14.000$ sulla rotta Shanghai-Rotterdam e 13.000$ sulla Shanghai-Genova. Oggi i prezzi sono calati a 10.000$ per la prima e 12.000$ per la seconda e sembrano in via di stabilizzazione.
L’articolo offre anche alcuni consigli su come negoziare migliori condizioni e accordi a lungo termine con le compagnie marittime. Ma propone anche possibili alternative. Come quella del traporto su rotaia. Del resto, la linea ferroviaria che collega la Cina all’Europa è stata ultimata nel 2011 e, a distanza di dieci anni, ha registrato un’importante crescita (con un ulteriore +30% dal 2020 al 2021).
In attesa di capire come si evolverà la situazione, una cosa è certa: i prezzi sono aumentati per tutta la filiera. E anche il tema dei siti produttivi è tornato in primo piano. Ne abbiamo avuto conferma in due importanti occasioni di incontro e confronto tra aziende e retailer. Parliamo del recente Oberalp Summit, la cui tematica centrale è stata proprio un dibattito su “made in Asia or made in Europe?”. Cercando di affrontare il tema senza populismo e con un motivato buonsenso. In sintesi, la strategia è quella di mantenere i siti produttivi laddove vi siano le competenze manifatturiere necessarie. Oggi sarebbe alquanto difficile, infatti, trovare in Italia o in Europa, la manodopera esperta necessaria per riportare “in casa” una parte significativa della produzione. Il secondo momento è stato quello dell’Accademia Outdoor Pro organizzata dall’Italian Outdoor Group di Assosport, della quale vi abbiamo raccontato sullo scorso numero. Durante la quale si è parlato anche dell’iniziativa GVO (Gruppo Valore Outdoor), che promuove uno spostamento del calendario dei saldi per salvaguardare il valore dei prodotti, ma anche degli stessi retailer e marchi.
Inevitabilmente la tematica sarà al centro delle discussioni anche durante il prossimo OutDoor by ISPO, che torna dopo ben due anni di assenza in una nuova location in quel di Monaco, (ri)accogliendo circa 300 espositori. Non male in assoluto, certo lontano dalle presenze più che doppie del 2019. Se parliamo di numeri è doveroso ricordare anche quelli degli ORBDays di Riva del Garda, all’ottava edizione (10-11 luglio). Con oltre 150 marchi e 400 insegne attese. Tra le quali non mancheranno anche negozi dall’anima più “fredda”. Nel senso di specializzati nelle attività invernali. Ma in media sempre più attivi all season, grazie a una progressiva diversificazione del business. Come ben sappiamo infatti, le attività montane si fanno sempre più ibride e non è difficile vedere qualcuno inforcare una bici anche in pieno inverno o chiedere di rifare le lamine agli sci in piena estate. Minimo comune denominatore di tutto è spesso la bici, appunto, che strizza sempre più l’occhio anche ai marchi dell’outdoor. O viceversa, come nel caso della bella iniziativa di AKU che vi raccontiamo a pagina 34.
Un altro esempio virtuoso in questo senso è il negozio Siene Sport di Livigno di Marco Confortola, il quale durante l’inverno propone un’ampia gamma di prodotti per il noleggio sci, dalla discesa, al fondo fino allo scialpinismo e allo snowboard. In primavera diventa invece il luogo dove noleggiare l’attrezzatura per il ciclismo su strada, la mountain bike e ogni tipo di attività su due ruote, comprese le eBike. Sentieri sempre più condivisi, insomma. Possibilmente con la comune volontà di preservare e comunicare i giusti valori (in tutti i sensi) del nostro mondo.