All’inizio di questo nuovo anno, come da tradizione, torna uno dei contenuti più attesi da tutti i nostri lettori: stiamo parlando dell’esclusiva “Carica dei 101”. Con altrettante interviste a una selezione dei più importanti negozi italiani. Sul piatto, come sempre, tanti temi “caldi” e interessanti. Oltre alle amate (e temute) classifiche dei marchi più venduti. Nelle pagine seguenti troverete le prime 47 schede dedicate ai retailer, mentre sul prossimo numero pubblicheremo la seconda puntata dell’inchiesta.
In attesa di stilare un bilancio complessivo, emergono già in modo molto limpido alcuni elementi emblematici e illuminanti. Innanzitutto il dato che riguarda le vendite. Cresciute per la quasi totalità degli intervistati, con punte anche del 40-50%. Incrementi comunque quasi per tutti a due cifre, al pari di molti marchi del settore. Vendite trainate anche da una nuova platea di clienti piuttosto variegata. Tendenza che avevamo già registrato nel corso del 2020 e che ha trovato piena conferma nell’anno appena concluso (il secondo di pandemia, è bene ricordarlo), nonostante vi fosse, da parte di alcuni, il timore che l’aumento dei praticanti fosse passeggero. Pare, invece, che molti di coloro che si sono avvicinati allo sport all’aria aperta nel 2020 e nei primi mesi del 2021 siano rimasti, evolvendosi nella pratica delle discipline oltre che nella specializzazione sui prodotti richiesti.
Un nuovo pubblico composto in particolare da camminatori, trail runner, scialpinisti. Tanti nuovi utenti entusiasti e curiosi del mondo outdoor. Disponibili nel farsi consigliare dai negozianti sui diversi tipi di prodotto. Nota positiva perché c’è una forte necessità di fare cultura, mancando di base un’adeguata preparazione alla montagna e nell’utilizzo dei materiali più idonei. Una delle sorprese maggiori (e gradite) è stata anche un buon afflusso di giovanissimi e un ulteriore aumento della clientela femminile. Tanto che uno dei negozi intervistati, con una riuscita metafora, ha paragonato gli sport all’aria aperta a una valida alternativa ad altre attività considerate più “comuni” e diffuse, come andare allo stadio, a teatro o in palestra. Peraltro con una significativa peculiarità: a differenza di queste ultime, l’outdoor non ha (quasi) mai chiuso…
Un focus a parte merita l’argomento e-commerce, che incide in media tra il 10 e il 15% sulle vendite (per chi ce l’ha), a conferma che gli acquisti in store rimangono comunque insostituibili. Certo, le vendite online continuano a crescere in percentuale. Ma, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, il Covid ha in realtà frenato la crescita generale del mercato digitale nel suo complesso, come vi spieghiamo nell’articolo dedicato alle pagine 14-15.
In tutto questo vale la pena sottolineare il sentimento generale dei negozi intervistati. Per la stragrande maggioranza con un bel sorriso stampato in faccia (32 su 50) o comunque moderatamente soddisfatti o indifferenti. In ogni caso nessuno si è dichiarato “triste”, dato davvero inedito se confrontato alle medesime inchieste degli scorsi anni. Questo non significa che manchino problemi e incognite. Su tutto, la questione delle ritardate o mancate consegne, destinata a continuare anche nei prossimi mesi. Una situazione che riguarda in particolare il segmento calzature e che sta provocando ritardi nell’ordine – anche di parecchi mesi – con punte di mancate forniture fino al 70% per alcuni negozi e marchi. Una situazione che ha inevitabilmente portato perdite di fatturato previsto dal 10 al 30% a seconda dei casi. In parte compensata dalla scelta di rivolgersi ad altri brand da parte dei retailer.
Da non sottovalutare anche il sensibile aumento dei prezzi di materie prime e trasporti, del quale abbiamo più volte parlato, che si ripercuote inevitabilmente sui listini. Sarà interessante capire se e quanto questi due fattori incideranno sul bilancio 2022. Avendo comunque in tasca alcune certezze. Come quella che, negli ultimi due anni, sempre più persone hanno scoperto – oltre alle attività outdoor – la professionalità e competenza dei negozi specializzati. Di certo possiamo dire che i motivi di soddisfazione al momento superano quelli preoccupanti. Ecco perché, almeno per ora, non ci resta che ridere.