Tra le alture della Bolivia, dove la capitale La Paz è una città in salita che si estende dai 3200 ai 4100 metri sul livello del mare, nasce un parco avventura realizzato da C.A.M.P.
L’azienda di Premana da anni sostiene le iniziative dell’amico Antonio Zavatarelli, per tutti padre Topio, un sacerdote missionario e originario di Menaggio che sta portando avanti un progetto di educazione e formazione dei giovani presso la missione di Peñas, nei pressi di La Paz. L’obiettivo è quello di permettere ai ragazzi di lavorare e vivere dove sono nati, senza rischiare di finire invischiati nella malavita della capitale. E questo approfittando anche delle notevoli bellezze naturali della catena andina.

Il progetto è stato realizzato nei mesi scorsi da una cordata guidata dalla C.A.M.P. che ha chiesto il sostegno di diverse aziende lecchesi, oltre che quello di Emilio Malugani della Geoneer di Margno, esperto del settore che si è occupato concretamente dell’allestimento del parco, insieme alla guida alpina Massimiliano Gerosa.
Ciò che è stato realizzato è qualcosa di unico nel Paese e conforme in tutto alle norme di sicurezza europee. Il percorso si svolge completamente su roccia, in quanto in Bolivia, non sono presenti boschi, in una sorta di canyon ricco di strutture articolate che si sono prestate alla perfezione al progetto.
“In questo modo – spiega Malugani – abbiamo dato la possibilità ai frequentatori di cogliere appieno l’essenza del luogo, dove ci si muove in massima sicurezza assicurati a una linea vita continua. Il percorso porta a una sommità panoramica: da lì, dopo aver contemplato la cordigliera, si scende con una tirolese molto esposta e divertente verso il secondo dei tre settori del parco”.

I ragazzi di padre Topio, come accennato, non si sono tirati indietro: hanno dato una grossa mano ai professionisti italiani, imparando concretamente come si realizza una struttura del genere. “Di fatto hanno appreso un mestiere: ora il parco è realtà e offrirà loro nuove possibilità di impiego e di guadagno, in linea con quanto portato avanti dalla missione in questi anni. Mancano ancora alcuni dettagli, saranno necessari degli ampliamenti ma non c’è motivo di preoccuparsi: i ragazzi sono pronti a completare l’opera, per poi gestirla in autonomia mantenendo le promesse dell’inaugurazione“, sottolineano da C.A.M.P.
All’evento hanno partecipato anche diverse autorità boliviane, rimaste positivamente impressionate da quanto realizzato.

Tra biglietteria, distribuzione dell’equipaggiamento, formazione, sorveglianza e assistenza il parco offrirà lavoro a diverse persone e il bacino d’utenza è potenzialmente molto ampio: le città di La Paz ed El Alto distano un’ora di automobile e in tutta l’area non ci sono occasioni di divertimento. Per cui nessuno dubita del prossimo successo del parco, dove sarà anche possibile acquistare gli oggetti artigianali realizzati presso la scuola della missione.
“Da parte nostra – spiega Malugani – abbiamo cercato di dar forma al meglio all’idea di padre Topio, a quello che lui immaginava, e quando quel sacerdote straordinario ha sperimentato in prima persona il risultato, si è fatto prendere dall’emozione. Perché da una sua visione, ancora una volta, è nato qualcosa di bello a vantaggio dei suoi ragazzi”.

“Tutto è nato grazie alla C.A.M.P., vera anima del progetto. Negli anni l’azienda di Premana ha fornito parecchio materiale alla missione. Lì diversi ragazzi praticano arrampicata e alpinismo e uno di loro, Ronald Choque, proprio grazie a C.A.M.P. ha potuto diventare guida alpina. Hanno poi contribuito la Kong di Monte Marenzo e la Kapriol, la Ferriere Giuseppe Cima e la Paolo Longhi, tutte di Lecco. E infine la Ferramenta Start di Taceno e la Fas di Cinisello Balsamo. Vorrei ringraziare anche Tomaso Invernizzi, che non ha avuto la possibilità di venire in Bolivia ma è stato un consulente prezioso con i suoi consigli a distanza. Insomma: ce l’abbiamo messa tutta in tanti, e il risultato finale ha ampiamente ripagato gli sforzi della nostra inedita e singolare “cordata”. Io e Massimiliano Gerosa, a lavoro concluso, ci siamo guardati in faccia soddisfatti: sinceramente era difficile immaginare che tutto sarebbe filato senza intoppi ma così è stato. Senza dimenticare che abbiamo vissuto un’esperienza straordinaria anche dal punto di vista umano, con la consapevolezza di aver dato un aiuto vero: non qualcosa da consumare, portatore di benessere passivo limitato nel tempo, ma una base su cui i giovani boliviani potranno costruire attivamente da sé, giorno per giorno, il proprio futuro“, conclude Emilio Malugani.
